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Comitato Studentesco - I.T.S.T. Artemisia Gentileschi - Milano







Il diritto di assemblea è universalmente riconosciuto a tutti gli studenti.
Si tratta di un momento dedicato esclusivamente alla discussione, dove, per via ufficiale i rappresentanti d’istituto comunicano a tutti gli studenti.
Anche l’assemblea di classe si basa sullo stesso principio e, un’altra cosa che accomuna le due assemblee è il modo di indirle. Entrambe infatti richiedono un minimo di 5 giorni di anticipo e la compilazione del modulo della richiesta che deve essere completa di: data, ore (suddivise in biennio e triennio) e ordine del giorno. E’ possibile effettuare un’assemblea al mese e la presentazione della richiesta viene fatta al preside, il quale non può non concedere un’assemblea, quando questa rispetta tutte le normative, o contestare l’ordine del giorno. Il ruolo del preside è quello di convocare tutti gli studenti attraverso le circolari e concordare eventualmente luoghi o momenti diversi da quelli previsti dalla richiesta.
E’ bene dire anche che l’auditorium non è esclusivamente riservato al Gentileschi, è una struttura comune per la quale bisogna richiedere un’autorizzazione al responsabile della provincia, il quale concede, a seconda della disponibilità, la possibilità di usufruirne una volta che il preside ha autorizzato.
Per quanto riguarda il rispetto e l’ascolto, caratteristiche fondamentali per lo sviluppo di un’assemblea costruttiva, noi ci impegniamo a garantire l’esercizio democratico dei diritti dei partecipanti; non possiamo però intervenire sui commenti dei presenti in assemblea, possiamo solo far fede ad una maggiore consapevolezza e responsabilità, anche se, ribadiamo, è meglio un commento urlato (anche in modo grezzo) piuttosto che un commento non espresso.
(Art. 2, comma 9 D.L. 297/94) La scuola garantisce e disciplina nel proprio regolamento l'esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a livello di classe, di corso e di istituto.
(Art. 13 D.L. 297/94)
1. Le assemblee studentesche nella scuola secondaria superiore costituiscono occasione di partecipazione democratica per l’approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti.
2. Le assemblee studentesche possono essere di classe o di Istituto
3. In relazione al numero degli alunni ed alla disponibilità dei locali, l’assemblea d’Istituto può articolarsi in assemblea di classi parallele.
Chiariti i punti fondamentali dell’assemblea entriamo a parlare nello specifico:
lo scorso anno, purtroppo, non sono stati conservati i moduli di richiesta delle numerose assemblee d’istituto che sono state richieste negli ultimi mesi di scuola, avrebbero testimoniato a nostro favore. Nessuno comunque può negare il fatto che noi abbiamo cominciato a presentare richieste di assemblea già dagli ultimi giorni di aprile.
Queste richieste, a causa di qualche convegno\corso all’interno dell’auditorium, non hanno avuto un’approvazione, bensì una posticipazione.
Quando è stata presentata una nuova richiesta c’è stato risposto che l’ultimo mese di scuola non è possibile indire un’assemblea d’istituto, anche se mancavano più di 31 giorni dalla fine della scuola (erano i primissimi giorni di maggio).
Consultando poi vari regolamenti d’istituto (non avendo la possibilità di consultare quello ufficiale del Gentileschi in quanto ancora non attivo), abbiamo scoperto che in tutti i casi veniva preso in considerazione giugno come ultimo mese di scuola, di seguito infatti era anche specificato che ogni anno si ha la disponibilità di 9 assemblee d’istituto.
Alleghiamo qui di seguito il manifesto che l’anno scorso abbiamo inutilmente sparso per la scuola.
Diciamo inutilmente perché poco dopo la loro affissione sono stati staccati dal preside stesso in quanto non firmati alla fine dai rappresentanti d’istituto.
L’obbligo di firmare qualsiasi documento che si voglia appendere all’interno della scuola è indiscutibile, il fatto che una distrazione (piuttosto irrilevante secondo noi vista l’inequivocabilità della fonte) abbia reso i nostri manifesti “documenti illeciti” ci risulta invece altamente discutibile, prendendo anche in considerazione il fatto che non c’è stata concessa l’opportunità di riunirci in assemblea.
Vi lasciamo alla lettura di questo “documento del passato” confidando di aver chiarito i molteplici dubbi che si erano creati in merito a questo episodio:
VITA MORTE E MIRACOLI
DI UNA FESTA SABOTATA
Questo non vuol essere un modo per scaricarci di ogni responsabilità od accusare altri: vogliamo solamente puntualizzare che, da parte nostra, abbiamo comunque portata avanti il compito che ci eravamo prefissati.
Perché così di punto in bianco, da che si parlava di festa, concorsi, musica…a sentirsi dire che non si potrà fare praticamente niente…Fa girare i marones!
e ti chiedi: “Ma questi qua, che cosa hanno fatto fino ad adesso?!”
Ci tenevamo a raccontarvi la storia di questa festa.
Abbiamo pensato: se noi fossimo il preside Miele, quale sarebbe il nostro ideale di festa?!
La risposta è stata. Feste individuali nelle classi. Con l’obbligo per i docenti di tenere gli alunni dentro (fortuna che non può sigillare le porte).
E, ragazzi, questo è quello che farà se non si presenta un altro progetto di festa in tempo record.
E se vogliamo dirla tutta, questo è, e l’andamento delle cose ce lo fa supporre, quello che ha programmato dall’inizio.
Chiaramente, non avrebbe mai potuto dichiararlo subito, avremmo avuto tempo di organizzarci per andare contro a queste imposizioni.
Ha dovuto trovare un modo per portarci in questa situazione.
Ha cominciato negandoci l’assemblea d’istituto. Dicendo che il regolamento vieta assemblee l’ultimo mese di scuola. Ingenuamente, ma più che ingenuamente, confidando in una correttezza che è d’obbligo quando si svolge il proprio lavoro, non abbiamo controllato personalmente la carta dei diritti. Come puoi pensare che si inventi leggi che non esistono?!
Controllando abbiamo scoperto che sì, effettivamente c’è scritto che l’ultimo mese di scuola non si possono fare assemblee, ma come ultimo mese è considerato giugno. Infatti, di seguito, specifica che maggio è compreso e che le assemblee concesse sono 9. una al mese.
Con questo divieto, imposto secondo un regolamento che è stato rivisitato a piacimento (o come dice il preside interpretato, come se i regolamenti dovesse interpretarli) il nostro lavoro è stato enormemente rallentato, costringendoci a fare assemblee con soli rappresentati e a passare ripetutamente di classe in classe.
Nonostante il documento scritto, il preside, tuttora ci nega un’assemblea d’istituto.
Questo è stato il primo passo, rallentare le organizzazioni in modo che il progetto di festa sia consegnato il più tardi possibile, così da raggiungere una data per cui poi è tardi organizzare una qualsiasi altra cosa carina.
Il segretario Calabrò inoltre, colui che controlla le entrate e le uscite della scuola, il cosiddetto Tesoriere, una delle persone più competenti quindi a cui richiedere le modalità di un finanziamento, ci ha risposto, alla richiesta appunto di un finanziamento, di preparare un preventivo da presentare poi in consiglio d’istituto.
Così abbiamo fatto. Scoprendo che prima di presentarlo avremmo dovuto farlo protocollare, insieme a un'altra serie di azioni burocratiche delle quali nessuno c’ha informato.
Ora non c’è più il tempo materiale per l’approvazione di un preventivo.(salutiamo tutti assieme il preventivo).
Ora mi chiedo… perché tutte queste mezze verità????
E’ sconfortante prendere atto che il personale di questa scuola possa essere paragonato alla più triste realtà (lavorativa e politica) italiana: chi ha il potere ha ragione e gli altri si adeguino.
All’esposizione del progetto di festa che abbiamo preparato con la collaborazione di tutti voi c’è stato risposto che siamo troppi, che una festa tutti assieme è pericoloso farla, dovremmo alternarci biennio e triennio e ridurre le ore, cominciando da dopo l’intervallo.
Oltre al fatto che non ci sono stati concessi gli spazi.
Ora, poter organizzare una festa seguendo le idee che avevamo avuto è impossibile con tutti questi limiti, pur avendo cercato di adeguarci a tutte le norme che ci sono state imposte.
Come può essere una bella festa se non siamo neanche tutti assieme!!!
Con questo invitiamo tutti a unirsi per mediare a una situazione che è troppo stretta!
Ci vuole
Anche per quanto riguarda le assemblee di quest’anno non ci risulta di aver presentato una richiesta non conforme al regolamento d’istituto (come impropriamente è stato affermato in alcuni articoli del Giornaleski), anzi, è successo invece che una nostra richiesta perfettamente conforme (addirittura i giorni di anticipo erano più di 5) venisse dimenticata e scambiata per un collettivo (richiesta per cui non c’è alcun bisogno di avvertire la provincia).
Era infatti prevista per oggi, mercoledì 6 dicembre, un’assemblea che avrebbe dovuto stabilire in modo definitivo l’interesse degli studenti allo svolgimento di un’autogestione (oltre a quello dimostrato dal collettivo) e discutere delle proposte ed iniziative che il collettivo sta promuovendo in questo momento, compresa la richiesta di istituire un costo cassa con la partecipazione di tutti (di 50 cent) per finanziare eventuali progetti.
Questo non è stato possibile in quanto nessuno ha avvisato per tempo gli studenti.
Un’altra assemblea posticipata.
Teniamo a precisare che in questo specifico caso la colpa non è assolutamente del preside il quale non era neanche a conoscenza della richiesta; è stato un disguido nato in vicepresidenza in quanto la vicepreside ha frainteso la nostra richiesta pensando fosse per un collettivo.
Nonostante questo fraintendimento sono state gradite le scuse formulate da lei stessa che ha dimostrato rispetto nei nostri confronti e riconoscimento nei confronti del ruolo istituzionale che investiamo.

Come prima cosa ci tenevamo a rispondere a degli articoli pubblicati nel primo numero del Giornaleski, il giornalino ufficiale della scuola redatto da alcuni studenti con la collaborazione di qualche professore.
In questo primo numero, addirittura come inserto speciale, troviamo una serie di articoli, più o meno argomentati, che trattano inizialmente dell’autogestione, successivamente delle assemblee d’istituto e per finire “suggeriscono” migliori tattiche e procedure di lavoro per i rappresentanti d’istituto.
Non nascondiamo il nostro rammarico nel constatare che nessuno si è premurato di chiedere anche un nostro intervento per la stesura finale dell’articolo (oltre a quello del preside) dal momento che presumiamo che lo scopo sia stato prettamente informativo.
La nostra è una risposta un po’ dura, schietta e forte nei termini, un po’ a dimostrazione di quanto è seria la nostra determinazione e di quanto siano confutabili le vostre affermazioni; abbiamo scelto di farlo prendendo come base l’articolo stesso, articolando la risposta subito a seguito [nelle parentesi quadre] per rendere più diretta e precisa la contrapposizione delle due “campane”.
Ci dispiace che si creino situazioni di questo tipo all’interno dell’istituto, che scaturiscono senza dubbio dalla mancanza di un dialogo diretto.
Come pensate che si possa venire in contro a questo problema?
Noi siamo a scuola come voi, a prescindere dall’autogestione, dalla manifestazione e dal collettivo; per un qualsiasi dubbio in merito al nostro progetto di lavoro, organizzazione studentesca e programma non potete far altro che chiedere. Non abbiamo mai mandato via nessuno come nessuno mai è venuto a chiederci qualcosa. Anche attraverso l’indirizzo di posta elettronica del collettivo (collettivogentileski@yahoo.it) è possibile domandare un qualsiasi chiarimento, a cui verrà pubblicamente risposto sul blog.
La riportazione sul blog dei seguenti articoli è stata effettuata alla lettera.
L’autogestione come protesta? Una volta forse…
E’ di rigore ormai che nelle scuole milanesi, verso la fine di novembre si dia luogo a quella che viene comunemente (ma non del tutto propriamente) chiamata autogestione. [non ci viene in mente un altro termine appropriato a definire un organizzazione di persone che autonomamente gestiscono il loro progetto di studi, se ne sai una te non esitare]
Beh, se in principio era nata come unico modo per gli studenti di far valere le proprie idee e di protestare per dei problemi che, anche se discussi, avrebbero avuto soluzioni [la possibilità di far valere le proprie idee è un diritto che abbiamo conquistato in decenni, perché dovremmo perderlo adesso? Non ci sono più problemi? Non hanno soluzione?] ora la si vede come 4 giorni di vacanza collettiva [purtroppo non possiamo imporre lo spirito di partecipazione all’autogestione, possiamo solo cercare di creare collettivi sempre più coinvolgenti che stimolino l’assunzione di una responsabilità autonoma…cosicché non venga più percepita come vacanza].
In pratica: protestiamo perché non ci fanno protestare. [ti facciamo finire il discorso…..]
E allora diciamolo: ma che cavolo pensate di fare? Come pensate che funzioni? Che lo spirito santo scenda in terra e crei un collettivo di angeli e apostoli che rappresenti gli studenti? [ la sfera miracolati non ci appartiene, oltre a non credere nei miracoli pensiamo che qualsiasi cosa si voglia ottenere, anche se inizialmente può risultare impossibile, dev’essere frutto di impegno e tentativi, dev’essere spinta dal desiderio di cambiamento. Se nessuno nel corso della storia avesse ragionato in questo modo saremo ancora a chiederci quanto sarebbe bello se schiacciando un pulsante si riuscisse a illuminare un’intera stanza…saremo ancora ad aspettare, come dicevi te, il fascio di luce tipico dell’apparizione divina per leggere una pagina di libro.]
Cioè voglio dire, [c’è, cioè, gnè] i rappresentanti d’istituto candidati erano 4, su 1500 studenti. [ è scandaloso vero? Cosa pensi che potremmo fare? Mi sembri una che le soluzioni ce le ha tutte in tasca…daccela sta mano….eeeeecandidatiii!].
Ma perché, invece, non facciamo tutti una gita nell’ufficio del dirigente (“aperto sempre a tutti” testuali parole del diretto interessato) [dai, organizza, noi ci andiamo già abbastanza] per capire e farci spiegare bene cosa bisogna fare per indire un’assemblea? No? Nessuno ci aveva mai pensato… ma va beh [ma va beh va beh… eh…meno male che ci sei tu che pensi a queste cose…]
In assemblea abbiamo cercato di capire se gli studenti avessero la forza, la maturità, la cultura di portare avanti seriamente questa esperienza dal momento che intendiamo l’autogestione un momento di formazione. La risposta è stata data in positivo dal collettivo. Un collettivo aperto che quest’anno ha permesso di organizzare le attività con una migliore impostazione del lavoro].
Comunque, alla base di tutto sta la conoscenza dei diritti e dei doveri degli studenti. Quando questi verranno meno, ci verranno negati oppure ci troveremo di fronte a delle problematiche non risolvibili per una qualche serie di motivi, allori si potrà pensare di fare ricorso all’autogestione, ma non prima. [anche questa affermazione trova la sua confutazione nel post sul perché siamo intenzionati a organizzare un’autogestione. Nel caso che dici tu si potrebbe pensare ad un’occupazione. L’autogestione in alcuni ambiti è riconosciuta come un diritto, non lede quello di nessun altro, chiunque preferisca svolgere lezione può farlo, le classi del piano dove si svolge l’autogestione vengono trasferite in altre aule dal preside, presumibilmente previo accordo.]
E posso assicurare che non ci sarà mai negato l’ascolto e l’appoggio (nei limiti del possibile) dai livelli superiori (almeno è ciò che mi è stato garantito), quindi questo è quanto. Passo a voi il testimone, mi piacerebbe sapere come la pensate. [abbiamo colto al volo e con piacere l’invito ;)]
Ciò non è avvenuto alla prima assemblea di questo anno scolastico, in cui i nuovi rappresentanti d’istituto si sono presentati dopo le elezioni [ci siamo scusati in assemblea per la mancata propaganda, la possibilità di fare un’assemblea d’istituto al mese ci ha imposto una scelta: un’azione di propaganda con 4 candidati su 4 persone eleggibili ci sembrava una pagliacciata, abbiamo scelto di convocare l’istituto una volta “in carica” per esporre il nostro fondamentale obbiettivo, ciò che siamo passati a dire di classe in classe, la nostra richiesta di collaborazione. Oltre a valutare l’interesse e la volontà degli studenti di organizzare o meno un’autogestione. Chi fosse stato interessato a conoscere prima di questa fantomatica elezione i rappresentanti avrebbe potuto partecipare ai collettivi precedenti all’elezione.]; nel caos generale si sono presto trovati senza nulla da dire alle classi che si erano riunite in auditorium e così si è finito per parlare della possibile autogestione che si terrà quest’anno.
Se prendiamo come esempio l’autogestione dello scorso anno, non possiamo certo dire che ci sia servita nella vita quotidiana perché, detto in parole povere e senza andare contro a nessuno, stare chiusi in un’aula con dei ragazzi che fanno rap e altri che fumano rendendo l’aria irrespirabile, non può certo servirci come esperienza di vita. [hai perfettamente ragione, siamo noi i primi ad avere intenzioni ben fuori da questa linea, l’anno scorso l’autogestione è stata un’evidente fallimento, per eventuali circostanze e avvenimenti che se dovessero interessarvi non tarderemo a farvi sapere.]
Purtroppo l’autogestione di quest’anno si prospetta come quella dello scorso anno. [sulla base di che cosa affermi questo? ].
La cosa dispiace anche un pochino, visto che in quella settimana di ore di lezione buttate, si potrebbero fare attività alternative che renderebbero produttiva anche un’autogestione fatta senza un motivo. [altre illazioni mischiate a pseudo proposte non argomentate. Sentiamo solo “si potrebbe”, mai nessuno che dice “dai facciamo”].
Proprio a causa di questa mancanza di organizzazione delle assemblee, il preside ci ricorda che ogni classe ha a disposizione un’assemblea di classe al mese, in cui parlare degli eventuali contrasti coi professori o di altri problemi. [questo è un grande diritto che abbiamo che non va senz’altro sottovalutato, anzi, andrebbe sfruttato maggiormente dai rappresentanti di classe, che, collaborerebbero senz’altro a un progetto di lavoro migliore se portassero i resoconti delle proprie assemblee nei collettivi; ci si potrebbe confrontare sugli eventuali problemi ed eventualmente affrontare discorsi su tematiche di interesse generale. Oltre ad essere un grande aiuto per il funzionamento del collettivo può essere d’aiuto alla singola classe che può trovare spunto per la risoluzione dei problemi interni nell’esperienza di altre classi.].
Proprio per aiutarci a capire come si possa organizzare un’assemblea d’istituto e di classe e come si possa svolgere, il preside sta promuovendo un progetto aperto a tutte le classi che verranno aiutate a risolvere proprio questi problemi di organizzazione.
“compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate…” (A. Venditti)
Una piccola perla tratta da una canzone relativa al ’68: quel periodo che ha caratterizzatola gioventù di coloro che ci hanno preceduto (chiedete ai vostri “predecessori”, nonché professori, genitori, familiari, amici, vicini di casa e chi più ne ha più ne metta…) [se ti stai riferendo a noi come fai poi espressamente per il resto dell’articolo possiamo assicurarti che abbiamo bene idea di quello di cui stai parlando ed in merito all’argomento in questione abbiamo più e più volte discusso con “veri reduci” del ‘68].
Ragazzi, pensate sempre prima di parlare, perché sennò non vi ascolta nessuno, o meglio, le persone che avranno la volontà di seguirvi ci potranno essere; ma certamente non molte e non a lungo [Cos’è questa? Una lezione di vita? con questo stai affermando che i nostri discorsi sono campati in aria, che parliamo a vanvera, ma non argomenti l’affermazione. Insinui senza esserti premurata di informarti te per prima su quelle che sono le iniziative che intendiamo intraprendere. Sul perché abbiamo intenzione di agire così.]
Adesso mi viene in mente il grandissimo prof Sandro De Molli che diceva sempre: “è ora di basta”, oppure “andate a fare, scrivere, imparare”….lui ci prendeva così. [sembra che parli di una persona morta. Conosciamo bene anche noi il professore. Una grande persona a livello umano, che tra le tante cose che ci ha insegnato, per riprendere anche noi una sua citazione è stata: “prima di parlare sbatti 3 volte la testa sullo spigolo”. Te la riproponiamo in tutta la sua saggezza, sperando che tu colga l’invito.].
Finchè lo abbiamo avuto la matematica non è mai stata il nostro mestiere, ma ci faceva capire che nessuno ci obbliga a stare a scuola…
E ci sono tantissime altre persone eccellenti, che ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere in questi cinque anni all’Artemisia Gentileschi, ma, ovviamente, non posso menzionarle tutte, vi annoierei…[anche noi. In questi cinque anni abbiamo anche avuto il dispiacere di conoscere pessimi elementi, oltre, naturalmente, agli eccellenti.]
In sintesi: è inutile e ridicolo voler cercare di cambiare un sistema che neanche si conosce [è inutile e ridicolo parlare di un progetto di cui non si conosce, argomentando per di più con affermazioni totalmente infondate e confutabili. Questo, considerando anche il fatto che ci siamo parlati personalmente, è anche altamente ipocrita.];
La cosa che ci ha maggiormente colpito (e preoccupato) di questi articoli è la chiara suddivisione in Loro (il preside, i professori, gli integerrimi: coloro i quali sanno tutto e detengono tutte le procedure) e noi: i poveracci che fumano in classe e schiamazzano durante assemblee e autogestioni.
In pratica la tua concezione della scuola è come se i professori e il dirigente fossero gli unici Illuminati detentori del sapere e noi dei vuoti serbatoi da riempire con nozioni stantie e molto spesso inutili.
Il tuo giornalino è paragonabile a un TG di Emilio Fede (con tutto il rispetto per Emilio Fede AHAHAH).
Ciao pirlone, servo del padrone.
(M. Boldi)

Il nostro obbiettivo perchè diventi anche il vostro
L’autogestione è un processo che ha una storia molto lunga che nasce dal frutto di quel movimento spontaneo nato all’inizio degli anni ’70 e conosciuto come “il ‘68”. Questo movimento nacque per garantire il diritto di parola agli studenti, fino ad allora considerati solo come semplici ingranaggi di una catena di montaggio che aveva come fine l’omologazione e l’apprendimento di nozioni sterili e senza legami con la realtà. E’ in quel periodo, infatti, che è sorta l’esigenza di superare i limiti della vecchia scuola di Stato, che si riduceva quindi ad semplice veicolo di diffusione delle particolari concezioni ideologiche della pedagogia di Stato.
Le istituzioni scolastiche nascono da questo movimento ormai lontano negli anni che però ci ha lasciato in eredità il diritto di esprimere ed esercitare il nostro pensiero e le nostre esigenze all’interno dell’ambito istituzionale della scuola stessa.
Grazie alla lotta di questo movimento oggi la scuola presenta vantaggi considerevoli, tuttavia, riteniamo che l’autogestione sia un elemento importante da mantenere.
Consente infatti un approfondimento nato dall’interesse personale dello studente, indipendentemente dalla pertinenza con il programma disciplinare, che comprende a sua volta un confronto diretto con gli altri studenti.
Questo rappresenta un arricchimento dal punto di vista della cultura personale che la normale lezione non può fornire, consiste in un apprendimento che riveste una caratteristica più concreta e attuale, con lo scopo di renderci tutti consapevoli della società, una società che con il tempo sta diventando sempre più individualista e disinteressata ai problemi di carattere sociale.
La vita “vera”, quella che nessun libro e’ in grado di raccontarci. Una vita vera dove dovremo essere non solo lavoratori, ma anche cittadini consapevoli degli effetti che le nostre azioni (o non azioni) potrebbero avere su cosa ci sta intorno.
Da qui nasce il concetto di autogestione: un movimento che porti nella scuola non solo i contenuti di pagine statiche riposte in libri polverosi, ma il concetto stesso della parola “movimento”: la realtà cambia e sta a noi essere semplici spettatori oppure attori di questo cambiamento.
L’autogestione nasce quindi, non solo in conseguenza ad una crisi dei rapporti di potere istituzionali all’interno della scuola, ma anche per una visione scolastica sempre meno nozionistica, per la costruzione di una scuola legata sempre di più alle reali esigenze formative degli alunni per un insegnamento più concreto, incentrato su un’attualità che è sempre più complicata da comprendere, per far si che ci vengano forniti gli strumenti per poterla affrontare con una maggiore consapevolezza e responsabilità.
Non è quindi solo un modo per dare voce alle rivendicazioni degli studenti.
Non viene attuata sotto forma di lamentela com’è invece un’occupazione: viene richiesta per dare spazio ad una cultura alternativa indipendente da quella ufficiale. Questo non ha bisogno di motivi, di scuse o pretesti. Sentiamo l’esigenza di creare spazi autogestiti per promuovere l’assunzione di una responsabilità autonoma, nella progettualità e nella gestione della vita offrendosi come “piattaforma di scambio" culturale, sociale, politico ed ecologico, stimolando la critica, il dibattito e la ricerca di alternative, per una crescita individuale e collettiva.
A chi risulta così semplice calpestare quello che collettivamente la gente è riuscita a conquistare nell'arco di decenni, possiamo solo attribuire una scarsa maturità e un pessimo spirito ad animarli.

Ciao ragazzi,
per rendere ancora più semplice e diretta la comunicazione tra di noi ci siamo informatizzati; abbiamo creato un blog, che verrà aggiornato di volta in volta dai rappresentanti d’istituto.
L’obbiettivo fondamentale di questo blog, oltre a quello di farci conoscere meglio, è di aggiornare in tempo (quasi) reale tutti gli studenti in merito ad iniziative, progetti e manifestazioni e di rispondere ad eventuali dubbi e domande che potranno essere inoltrate tramite la casella di posta del collettivo collettivogentileski@yahoo.it
Attraverso questo blog verrà chiarito e illustrato ogni passaggio delle iniziative che intraprenderemo e verrà pubblicamente risposto ad ogni dubbio presentato.